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Pane di Altamura: da un chicco di grano a una fetta di pane

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Questo articolo cresce insieme alla mia ricerca sul Pane di Altamura. Lo aggiornerò nel tempo con nuove fonti, testimonianze, lavorazioni, immagini, video e panifici man mano che li visiterò e li conoscerò direttamente.

27 min
Immagini e video a scopo illustrativo: hanno il solo scopo di rappresentare la scena.L'Alta Murgia, l'altopiano da cui parte la materia prima.

Sono di Altamura e credo di aver sentito parlare del nostro pane per tutta la vita.

Pane più buono del mondo. Pane che dura una settimana. Pane di grano duro. Pane cotto a legna. Pane di Orazio. Pane DOP. Pane che i turisti vengono a comprare apposta, magari insieme alla focaccia, ai taralli e a tutto quello che riescono a far entrare nel bagagliaio prima di ripartire.

Il paradosso è che un prodotto può essere famosissimo e, allo stesso tempo, essere conosciuto molto meno di quanto pensiamo.

Perché tra sapere che il Pane di Altamura esiste e sapere che cosa lo rende Pane di Altamura c'è parecchio spazio. Dentro quello spazio ci sono campi di grano, varietà diverse, raccolti che cambiano con le annate, molini, semola rimacinata, lievito madre, mani, tempi, forni, croste, molliche, famiglie, dazi, pastori, panificatori, norme europee e anche qualche storia che, ripetuta abbastanza a lungo, ha finito per sembrare più precisa di quanto sia davvero.

Questo articolo nasce per mettere insieme quei pezzi.

Non per stabilire quale sia il miglior forno della città. Non per dimostrare che il Pane di Altamura sia superiore a tutti gli altri. E nemmeno per difenderlo.

Vorrei semplicemente seguirlo dall'inizio.

Da un chicco di grano a una fetta di pane.

E la prima cosa da chiarire è anche quella che crea più confusione.

01 DOP e non DOP

Che cos'è il Pane di Altamura?

Il Pane di Altamura DOP è un pane ottenuto da semola rimacinata di grano duro, lievito madre o pasta acida, acqua e sale marino, prodotto all'interno di una filiera e secondo un disciplinare che stabilisce provenienza della materia prima, metodo di lavorazione e caratteristiche del prodotto finito.

Ma ad Altamura si produce molto altro pane.

Sembra un'ovvietà, eppure è il punto da cui partire.

Pane di Altamura DOP

Denominazione protetta, filiera e disciplinare.

Pane prodotto ad Altamura

Pane fatto in città, anche eccellente, ma non necessariamente DOP.

La distinzione non equivale a buono/cattivo.

Pane di Altamura DOP e pane prodotto ad Altamura non sono la stessa cosa

Se entri in un panificio di Altamura e compri una pagnotta, non hai automaticamente comprato Pane di Altamura DOP.

Hai comprato pane prodotto ad Altamura.

Potrebbe essere fatto con semola di grano duro. Potrebbe usare lievito madre. Potrebbe essere cotto in un forno antico. Potrebbe essere magnifico. Potrebbe perfino ricordare, per forma o gusto, quello che nell'immaginario collettivo chiamiamo Pane di Altamura.

Ma la DOP è un'altra cosa.

La Denominazione di Origine Protetta lega il nome a un sistema preciso: territorio, materia prima, operatori della filiera, metodo di produzione, controlli e caratteristiche finali. Per poter vendere un prodotto come Pane di Altamura DOP non basta trovarsi ad Altamura e non basta seguire una ricetta simile.

Questa distinzione è importante anche per un'altra ragione: DOP e non DOP non significano buono e cattivo.

La DOP risponde innanzitutto alla domanda: questo prodotto appartiene alla denominazione e rispetta le condizioni previste?

Il gusto risponde a una domanda diversa.

Un Pane di Altamura DOP può piacermi molto o poco. Un pane prodotto ad Altamura fuori dalla DOP può essere tecnicamente eccellente oppure mediocre. Confondere certificazione e giudizio gastronomico non aiuta né il consumatore né chi il pane lo produce.

Vale anche il contrario. Se un panificatore sceglie farine differenti, una fermentazione diversa o una forma che non rientra nel disciplinare, non sta producendo una versione “sbagliata” del Pane di Altamura DOP. Sta producendo un altro pane.

Ed è proprio questa pluralità, secondo me, a rendere Altamura più interessante di una cartolina gastronomica.

L'altopiano calcareo dell'Alta Murgia.Media in preparazione

02 Il territorio

Prima del pane, c'è la Murgia

Il Pane di Altamura non nasce dentro un forno. Nasce molto prima.

Nasce su un altopiano calcareo del Sud Italia, in un territorio per secoli legato alla cerealicoltura e alla pastorizia. Nell'Alta Murgia il grano non è soltanto una materia prima alimentare: ha modellato paesaggio, economia, commercio, lavoro e perfino parti della struttura urbana.

Il frumento duro è un cereale tipico degli ambienti mediterranei. Nel Mezzogiorno il suo ciclo colturale si sviluppa normalmente tra l'autunno e l'inizio dell'estate: la pianta attraversa l'inverno, cresce con il ritorno delle temperature miti, sviluppa la spiga e arriva alla maturazione della granella quando il paesaggio passa progressivamente dal verde al giallo.

Oggi la mietitrebbia concentra in una sola operazione molto di ciò che un tempo richiedeva lavoro manuale, falciatura, raccolta, essiccazione e trebbiatura. Ma la logica rimane la stessa: bisogna arrivare a un chicco sufficientemente maturo e asciutto, separarlo dalla pianta e conservarlo in condizioni che ne mantengano le caratteristiche fino alla molitura.

E qui compare una parola che per noi cittadini rischia di essere invisibile: annata.

Il grano non è un componente industriale identico dodici mesi l'anno. Pioggia, siccità, temperature, malattie, fertilità del terreno e scelte agronomiche influenzano resa e qualità della granella. Nel 2025, per esempio, la siccità dell'annata precedente portò addirittura a una modifica temporanea del disciplinare del Pane di Altamura: per alcuni mesi fu sospeso il vincolo sulle quattro cultivar principali, mantenendo però l'obbligo della provenienza del grano dal territorio delimitato.

La modifica è scaduta nel luglio 2025 e quindi non descrive la regola attuale. Ma è una piccola lezione sulla parola tradizione.

Una tradizione agricola non vive sotto una campana di vetro. Vive dentro il clima, le stagioni, le rese, l'economia e le persone che continuano a praticarla.

Una città costruita anche intorno al grano

Molto prima della DOP, il grano passava fisicamente attraverso Altamura.

La ricerca storica racconta di granella conservata nelle fovee, fosse o cisterne frumentarie scavate nel terreno, anche in aree della città che ancora oggi conservano nel nome il ricordo di quella funzione. Da lì il grano poteva essere venduto oppure portato ai molini.

Agli inizi del Seicento risultavano attivi ad Altamura ventisei impianti molitori. I molini più antichi lavoravano con grandi pietre mosse anche dalla forza animale; nell'Ottocento arrivarono progressivamente i sistemi a cilindri e la forza vapore, poi l'elettricità nel Novecento.

Anche questo passaggio è importante.

Quando diciamo che un pane è “tradizionale” immaginiamo facilmente una linea continua in cui tutto è rimasto uguale. Non è così. Cambiano i mulini. Cambiano le macchine. Cambiano i sistemi di controllo. Cambiano i forni. Cambiano i volumi. Cambiano le conoscenze microbiologiche e le esigenze igieniche. Cambiano i consumatori.

La tradizione non è l'immobilità di un gesto.

È più simile a una lingua: rimane riconoscibile proprio perché continua a trasformarsi senza perdere ogni legame con ciò che era.

03 La storia

Orazio parlava davvero del Pane di Altamura?

Qui conviene togliere subito un po' di mito senza togliere nulla alla storia.

Nel 37 a.C., durante il viaggio verso Brindisi raccontato nelle Satire, Orazio celebra il pane incontrato lungo il percorso al punto da suggerire al viaggiatore di farne provvista.

Da qui nasce una delle formule più ripetute quando si parla del Pane di Altamura: Orazio lo definì il pane migliore del mondo.

La parte interessante, però, è che lo stesso disciplinare usa molta più cautela di certa comunicazione successiva. Specifica che quel riferimento, se non proprio riconducibile ad Altamura, è sicuramente riferibile al territorio murgiano.

È una distinzione enorme.

Orazio non stava recensendo il moderno Pane di Altamura DOP duemila anni prima della sua registrazione europea. Non stava certificando una ricetta, quattro cultivar, una percentuale di umidità o una forma codificata.

Ci sta lasciando qualcosa di forse più interessante: la testimonianza che già in età romana quest'area era associata a un pane degno di essere ricordato.

A me basta.

Non abbiamo bisogno di far dire a Orazio più di quanto possiamo realmente attribuirgli.

Quando il pane nasceva in casa e finiva nel forno pubblico

Per secoli una parte essenziale della storia del pane altamurano si è svolta tra due spazi: la casa e il forno.

L'impasto veniva preparato prevalentemente dalle donne nelle abitazioni. Il pane veniva poi portato ai forni pubblici per la cottura. Per evitare di confondere le pagnotte di famiglie diverse, il fornaio le segnava con le iniziali del proprietario o del capofamiglia attraverso un timbro.

È un dettaglio che racconta un mondo intero.

Il pane era domestico perché nasceva nella famiglia, ma diventava pubblico nel momento in cui entrava nel forno della comunità. Il sapere non apparteneva a una sola figura professionale: era distribuito tra chi impastava, chi gestiva il lievito, chi trasportava le forme e chi conosceva il forno abbastanza bene da cuocere insieme pani che non erano necessariamente identici.

Gli Statuti municipali del 1527 documentano il dazio del forno. Un documento del 1420 parla dell'esenzione del dazio del pane per il clero. La cottura domestica era sottoposta a divieti e sanzioni, anche perché il sistema dei forni aveva un peso economico e fiscale per la città.

I forni, insomma, non erano soltanto un luogo in cui mettere qualcosa al caldo.

Erano infrastrutture economiche e sociali.

Fino alla metà del Novecento, secondo la memoria riportata nella documentazione del disciplinare, per le strade si poteva ancora sentire il grido del fornaio che annunciava all'alba l'avvenuta cottura.

Poi il sistema cambia.

Nel Novecento cresce la produzione professionale, si sviluppano i panifici nel senso moderno del termine e progressivamente una parte del lavoro che prima era distribuita tra casa e forno si concentra nel laboratorio del panificatore.

Il pane continua a essere lo stesso soltanto se per “stesso” intendiamo una genealogia.

Non una fotografia congelata.

Perché le pagnotte erano così grandi?

Anche la dimensione ha una ragione.

In una società agropastorale il pane doveva accompagnare persone che trascorrevano giorni lontano da casa, nei campi e nelle masserie. La documentazione storica insiste su una qualità: la durevolezza.

È una parola importante perché oggi rischiamo di tradurla male.

Durevolezza non significa che il pane appena sfornato rimanga morbido, elastico e aromaticamente identico per sette, dieci o quindici giorni.

Significa che quel pane poteva continuare a essere utilizzato come alimento mentre cambiava.

Quando perdeva la consistenza del primo giorno non diventava automaticamente uno scarto. Entrava in preparazioni diverse: veniva bagnato, condito, immerso in liquidi caldi, trasformato in zuppe e piatti capaci di restituirgli una nuova funzione.

La cucina del pane raffermo non è il piano B di una cultura povera che non aveva pane fresco.

È una parte della tecnologia alimentare domestica di quel mondo.

Il 2003: quando una tradizione diventa DOP

Il passaggio decisivo per il Pane di Altamura contemporaneo arriva nel 2003, quando il nome viene registrato come Denominazione di Origine Protetta.

È il primo pane europeo a ottenere questo riconoscimento.

La DOP fa una cosa necessariamente moderna: prende una tradizione complessa e viva e la trasforma in un insieme di condizioni verificabili.

Deve stabilire un'area.

Deve dire quali materie prime sono ammesse.

Deve definire un processo.

Deve indicare caratteristiche del prodotto finito.

Questo non significa che il disciplinare contenga tutta la cultura del pane altamurano. Sarebbe impossibile. Significa che traccia il confine dentro il quale un pane può utilizzare legalmente il nome protetto.

È una fotografia normativa di una tradizione, non la tradizione intera.

E proprio per questo il Pane di Altamura DOP e la panificazione di Altamura non coincidono perfettamente.

La seconda è più grande della prima.

04 Le cultivar

I cinque comuni da cui parte la materia prima

Uno degli errori più semplici da fare è pensare che il Pane di Altamura DOP sia fatto necessariamente con grano coltivato nel solo comune di Altamura.

Il territorio della materia prima è più ampio.

Comprende Altamura, Gravina in Puglia, Poggiorsini, Spinazzola e Minervino Murge.

È quindi più corretto pensare alla DOP come a una filiera profondamente legata all'Alta Murgia: la materia prima proviene da un territorio più ampio del solo comune di Altamura.

Il grano prodotto in quest'area viene trasformato in semola rimacinata, che sarà poi utilizzata per l'impasto.

Le quattro cultivar principali: Appulo, Arcangelo, Duilio e Simeto

Il disciplinare prevede che almeno l'80% della semola derivi, da sole o insieme, dalle cultivar di grano duro Appulo, Arcangelo, Duilio e Simeto coltivate nel territorio definito. La parte restante può provenire da altre varietà di grano duro, ma sempre coltivate nello stesso territorio.

Questo dettaglio è utile per due ragioni.

La prima è che la frase “il Pane di Altamura si fa con quattro grani” è una semplificazione. Quelle quattro varietà devono rappresentare almeno l'80%, non necessariamente il 100%.

La seconda è ancora più interessante: cultivar diverse non sono nomi decorativi sulla stessa materia prima.

In uno studio in cui i quattro pani furono realizzati separatamente usando Appulo, Arcangelo, Duilio e Simeto, la varietà utilizzata modificò alcuni aspetti tecnologici e la velocità di raffermamento. Il pane ottenuto con Simeto, in quelle condizioni sperimentali, perdeva meno umidità e diventava più lentamente consistente rispetto agli altri.

I dati che seguono descrivono i risultati di quello specifico studio sperimentale su semole monovarietali, con il processo di panificazione mantenuto costante: non sono valori assoluti e immutabili delle cultivar.

Le quattro cultivar principali: risultati dello studio sperimentale su semole monovarietali
CultivarProteine % s.s.Indice gialloGluten indexW alveograficoP/LComportamento osservato nel pane
Appulo12,617,850841,57Indice giallo più basso del gruppo; aumento di consistenza della mollica più rapido rispetto a Simeto.
Arcangelo9,919,040712,02Valori proteici e di forza più bassi nello studio; mollica relativamente morbida a 24 ore, poi raffermamento progressivo.
Duilio12,618,6701443,08Semola più forte di Appulo e Arcangelo; mollica morbida a 24 ore ma raffermamento più rapido di Simeto.
Simeto13,320,1852205,03Valori più alti di proteine, colore giallo, forza e tenacità; minore perdita d'acqua e raffermamento nettamente più lento negli 8 giorni osservati.

Questo non significa che Simeto sia “migliore”.

Significa che perfino dentro uno stesso disciplinare esistono variabili.

Il pane è un sistema.

E questa è una buona ragione per diffidare di qualsiasi racconto in cui basta pronunciare il nome di un grano per avere già spiegato qualità, gusto, salute e digeribilità.

05 Dal chicco alla semola

Chicchi di grano duro.Media in preparazione
Semola rimacinata.Media in preparazione

Dal chicco alla semola rimacinata

Se vieni dal mondo della pasta, la parola semola è familiare.

La semola nasce dalla macinazione del grano duro ed è naturalmente più granulosa della classica farina di grano tenero. Con una lavorazione ulteriore la granulometria viene ridotta: otteniamo la semola rimacinata, più fine e adatta alla panificazione.

Detta così sembra una differenza banale.

Non lo è.

Il modo in cui uno sfarinato assorbe acqua, sviluppa l'impasto, reagisce alla fermentazione e costruisce la struttura finale dipende anche dalle sue caratteristiche fisiche e tecnologiche. Studi condotti su semole rimacinate usate nei pani tradizionali del Sud Italia mostrano differenze importanti nella loro attitudine alla panificazione.

Quindi nemmeno “semola rimacinata di grano duro” descrive un ingrediente perfettamente standard.

Racconta una categoria.

Dentro quella categoria ci sono qualità della granella, proteine, comportamento del glutine, granulometria, attività enzimatica, pigmenti e caratteristiche che il mugnaio deve conoscere e gestire.

Ed è qui che un'altra figura spesso dimenticata entra nel pane: il molino.

Se raccontiamo soltanto il fornaio saltiamo un intero passaggio della storia.

Da dove viene il colore giallo della mollica

Una delle caratteristiche più riconoscibili del Pane di Altamura è la mollica giallo paglierino.

Il disciplinare la richiede espressamente.

Quel colore è legato all'impiego del grano duro e ai suoi pigmenti naturali. La tonalità reale può naturalmente variare: materia prima, miscela varietale, processo e cottura non producono copie industriali dello stesso colore.

È anche uno degli indizi più immediati che distinguono visivamente questi pani da molte panificazioni costruite prevalentemente su farine di grano tenero.

Ma anche qui eviterei la scorciatoia: più giallo non significa automaticamente più buono.

Il colore è una caratteristica.

Il giudizio viene dopo.

Immagini e video a scopo illustrativo: hanno il solo scopo di rappresentare la scena.Impasto di semola rimacinata di grano duro.

06 Lievito madre e impasto

Il lievito madre: importante, non miracoloso

Nel Pane di Altamura DOP il lievito madre, o pasta acida, è parte integrante del metodo.

Il disciplinare prevede che la massa fermentata venga alimentata attraverso almeno tre rinnovi prima dell'impasto. Nella formulazione di riferimento, per 100 chili di semola rimacinata si utilizzano 20 chili di lievito madre, circa 60 litri d'acqua e 2 chili di sale marino.

Il lievito madre non è semplicemente “un lievito più antico”.

È un ecosistema microbico nel quale lieviti e batteri lattici partecipano alla fermentazione. La sua gestione influenza acidità, sviluppo aromatico, comportamento dell'impasto e conservazione.

Da qui a trasformarlo automaticamente nel “lievito più digeribile” passa però una distanza enorme.

La digeribilità di un alimento non è un interruttore controllato da un solo ingrediente. Farina, processo, quantità, fermentazione, cottura, ricetta e persona che mangia concorrono tutti al risultato.

Il lievito madre ha già abbastanza cose interessanti da raccontare senza attribuirgli poteri che non abbiamo bisogno di inventare.

Come si prepara il Pane di Altamura DOP

Il metodo codificato è sorprendentemente preciso.

Dopo la preparazione del lievito madre si passa all'impasto. Il disciplinare indica una lavorazione di circa venti minuti con impastatrice a bracci tuffanti.

Poi arriva il tempo.

La massa viene coperta con un telo di cotone e lasciata riposare per almeno novanta minuti. Successivamente viene pesata e sottoposta a una prima modellatura manuale; segue un riposo di trenta minuti. Si procede con una nuova modellatura a mano e con un ulteriore riposo di almeno quindici minuti.

È interessante fermarsi qui.

Quando sui social leggiamo “48 ore di lievitazione” o “72 ore” come se il numero fosse da solo un certificato di qualità, il Pane di Altamura ci ricorda che un metodo non è un cronometro.

È una sequenza.

Temperatura, quantità di pasta madre, caratteristiche della semola, sviluppo dell'impasto, riposi e manipolazioni interagiscono. Il tempo conta, ma conta dentro un processo.

07 Le forme

Le due forme tradizionali

Il Pane di Altamura DOP può essere immesso al consumo in due forme tradizionali.

La prima è quella alta e accavallata, chiamata sckuanète, con le caratteristiche baciature ai fianchi.

La seconda è più bassa, nota come a cappidd d'prèvte, il “cappello di prete”, senza baciature.

Sono forme che non servono soltanto a rendere il pane riconoscibile.

La geometria modifica il rapporto tra superficie e volume, tra crosta e mollica, e quindi anche l'esperienza di consumo. Una forma più sviluppata in altezza offre una distribuzione diversa delle parti rispetto a una più bassa.

È uno dei motivi per cui, quando si confrontano due pani, dovremmo almeno chiederci se stiamo davvero confrontando prodotti costruiti nello stesso modo.

Sckuanète: forma alta e accavallata, con baciature ai fianchi.Media in preparazione
A cappidd d'prèvte: forma bassa, senza baciature.Media in preparazione
Immagini e video a scopo illustrativo: hanno il solo scopo di rappresentare la scena.Le pagnotte entrano nel forno.

08 Il forno

Il forno: legna sì, ma non soltanto

Un altro mito facile è: Pane di Altamura uguale obbligatoriamente forno a legna.

Il disciplinare è più articolato.

Il forno deve raggiungere circa 250 °C e può essere alimentato preferibilmente a legna o a gas, con sistemi di riscaldamento previsti dal metodo. Nei forni a riscaldamento diretto la legna deve essere di quercia.

Anche la cottura segue una sequenza precisa.

La prima fase avviene con il forno aperto per circa quindici minuti. Poi la bocca viene chiusa e la cottura prosegue per altri quarantacinque minuti. Alla fine viene riaperta per almeno cinque minuti, così da favorire la fuoriuscita del vapore e l'asciugatura della crosta.

Questa parte racconta molto del prodotto finale.

La crosta del Pane di Altamura non è una confezione.

È una struttura che nasce da calore, evaporazione, trasformazioni degli amidi e delle proteine, sviluppo di colore e composti aromatici.

Il disciplinare richiede che abbia almeno 3 millimetri di spessore.

Non è poco.

Ed è uno dei motivi per cui una fetta di questo pane si comporta in modo diverso da quella di un pane progettato per essere soffice e sottile.

Cosa succede davvero dentro il forno

All'inizio l'impasto entra in un ambiente molto caldo ma al suo interno contiene ancora molta acqua.

I gas già presenti si espandono, l'attività fermentativa continua per un tratto iniziale, gli amidi assorbono acqua e gelatinizzano, le proteine contribuiscono a fissare la struttura. Sulla superficie, dove l'acqua evapora più rapidamente e la temperatura può salire maggiormente, nasce progressivamente la crosta.

Con l'avanzare della cottura arrivano colore e tostatura.

È qui che pane e impasto diventano definitivamente due cose diverse.

Crosta e mollica vivono condizioni termiche differenti e sviluppano anche profili aromatici differenti. Le analisi dei composti volatili del Pane di Altamura mostrano infatti una grande complessità e differenze tra le diverse parti del pane.

Per questo annusare soltanto la mollica o soltanto la crosta significa ascoltare metà della storia.

09 Crosta, mollica, profumi

Come dovrebbe presentarsi un Pane di Altamura DOP

Qui conviene separare ciò che è obbligatorio da ciò che è interpretazione sensoriale.

Il disciplinare chiede almeno:

  • peso non inferiore a 500 grammi;
  • una delle due forme previste;
  • crosta di almeno 3 millimetri;
  • mollica giallo paglierino;
  • alveolazione omogenea;
  • profumo caratteristico;
  • umidità non superiore al 33%.

Noterai che non dice: “deve sapere di nocciola”, “deve avere esattamente questa acidità” oppure “la mollica deve essere soffice come una nuvola”.

Ed è giusto così.

Sul piano sensoriale possiamo descrivere ciò che incontriamo: intensità della tostatura, profumo del cereale, acidità più o meno evidente, elasticità della mollica, croccantezza della crosta, umidità, dimensione degli alveoli.

Ma non trasformerei una scheda di degustazione personale in un'estensione immaginaria del disciplinare.

Immagini e video a scopo illustrativo: hanno il solo scopo di rappresentare la scena.Crosta e mollica: due parti, due profili aromatici.

Che sapore ha il Pane di Altamura?

La risposta più corretta è: dipende anche da quale stai mangiando.

Il disciplinare crea un perimetro, non clona le pagnotte.

Cambiano produttore, gestione della pasta madre, miscela delle semole, condizioni di fermentazione, forno, forma, pezzatura, grado di cottura e momento in cui assaggi il pane.

In un buon esemplare mi aspetto comunque una presenza netta del cereale, una crosta con note tostate più marcate rispetto alla mollica, una componente fermentativa riconoscibile ma equilibrata e una mollica che non sia semplicemente un supporto neutro.

Il grano duro lascia anche un'identità visiva evidente.

Ma il modo migliore per capirlo è fare una cosa molto poco sofisticata: comprare pani diversi e mangiarli nello stesso momento, senza condimento.

Prima annusare.

Poi spezzare.

Poi assaggiare crosta e mollica separatamente.

Infine insieme.

Si scopre rapidamente che “Pane di Altamura” non significa “un solo sapore”.

Crosta di almeno 3 millimetri, mollica giallo paglierino.Media in preparazione

L'alveolatura: più grande non significa migliore

Negli ultimi anni Instagram ci ha abituati a giudicare certi impasti dalla fotografia della sezione.

Più i buchi sono grandi, più il pane sembra tecnicamente evoluto.

Ma l'alveolatura non è una classifica.

Il disciplinare del Pane di Altamura parla di alveolazione omogenea, non di cavità gigantesche. La struttura deve essere coerente con il prodotto, con la farina, con la forma e con l'uso.

Una mollica molto aperta può essere meravigliosa in un pane progettato per esserlo.

Può essere scomoda se vuoi raccogliere olio, pomodoro o il fondo di un piatto e metà del condimento attraversa la fetta.

Ancora una volta: migliore per fare cosa?

10 Il tempo

Il pane cambia. Per fortuna.

Questa è forse la parte che mi interessa di più.

Il Pane di Altamura non smette di trasformarsi quando esce dal forno.

Nelle ore successive la crosta assorbe parte dell'umidità proveniente dall'interno e perde progressivamente una parte della croccantezza iniziale. La mollica cambia struttura. Durante i giorni successivi intervengono fenomeni complessi, tra cui la riorganizzazione dell'amido e la redistribuzione dell'acqua.

In una ricerca specifica sul Pane di Altamura DOP seguita per sei giorni, caratteristiche desiderabili come elasticità e coesività della mollica e aroma complessivo diminuivano con il tempo, mentre aumentavano consistenza della mollica e aroma di raffermo.

Quindi sì:

il Pane di Altamura rafferma.

Come il pane.

La particolarità non è essere immune al tempo.

È il modo in cui struttura, pezzatura, materia prima e processo gli permettono di rimanere utilizzabile e gastronomicamente interessante anche quando non è più il pane del primo giorno.

  1. Media in preparazione
  2. Media in preparazione
  3. Media in preparazione
  4. Media in preparazione

Prova osservativa in preparazione: la stessa pagnotta a 0, 24, 48 e 72 ore.

Quanto dura davvero il Pane di Altamura?

Dipende da cosa intendiamo con durare.

Se intendiamo “restare identico a quando è uscito dal forno”, la risposta è semplice: non lo fa.

Se intendiamo “rimanere utilizzabile per più giorni e prestarsi a usi diversi mentre cambia”, allora tocchiamo una delle caratteristiche più profonde della sua storia.

La vecchia società agropastorale non aveva bisogno di un pane che fingesse di essere appena sfornato per due settimane.

Aveva bisogno di un pane che, dopo diversi giorni, fosse ancora cibo.

Sono due idee molto diverse di conservazione.

Raffermo e ammuffito non sono sinonimi

Questo è un altro equivoco frequente.

Il raffermamento è un insieme di trasformazioni fisiche e sensoriali: la mollica diventa più consistente, cambia la distribuzione dell'acqua, gli aromi evolvono.

La muffa è crescita microbica.

Un pane può essere molto raffermo senza essere ammuffito. E un alimento mantenuto in condizioni favorevoli alla crescita microbica può ammuffire prima di quanto il suo grado di durezza farebbe pensare.

Per questo confrontare due pani dicendo semplicemente “questo diventa duro e quello fa la muffa” mescola due fenomeni differenti.

Come conservare il Pane di Altamura

Per pochi giorni, l'obiettivo è trovare un equilibrio: limitare l'essiccamento eccessivo senza creare un ambiente troppo umido.

Una sacca per il pane o un involucro traspirante e un ambiente asciutto e pulito sono soluzioni coerenti con un consumo domestico normale. Il pane già tagliato espone molta più mollica all'aria e cambia più rapidamente rispetto alla pagnotta intera: conviene quindi evitare di affettare tutto in anticipo se non serve.

Per il consumo domestico normale non conservare il pane in frigorifero: le temperature di refrigerazione accelerano il raffermamento.

Se invece sai già che non consumerai una parte della pagnotta nei giorni successivi, congelarla in porzioni è generalmente più sensato. Ti permette di interrompere molto meglio l'evoluzione e recuperare solo ciò che serve.

Poi ci sono le preferenze personali.

Qualcuno vuole preservare il più possibile la crosta. Qualcuno preferisce una mollica più protetta. Nessuna conservazione domestica può mantenere simultaneamente ogni caratteristica del pane appena sfornato.

Anche questa è fisica, non tradimento della tradizione.

11 A tavola

Come mangiarlo appena comprato

Io partirei dal modo più semplice possibile.

Una fetta.

Niente sopra.

Prima bisogna capire cosa hai comprato.

Poi olio extravergine di oliva. Pomodoro. Un formaggio. Un salume. Piatti di verdure. Carne con fondo di cottura. Legumi. Tutto quello che può beneficiare di una fetta con una crosta importante e una mollica capace di assorbire.

La tentazione contemporanea è sempre aggiungere.

A volte il modo migliore per capire un prodotto è togliere.

Una fetta, poi olio extravergine e pomodoro.Media in preparazione

E quando diventa raffermo?

Qui il Pane di Altamura smette di essere soltanto un pane e diventa quasi un ingrediente.

La cucina locale ha costruito intorno al pane dei giorni successivi un repertorio che vale la pena conoscere almeno quanto la pagnotta fresca.

C'è la cialledda fredda, in cui il pane raffermo viene leggermente bagnato e incontra pomodoro, cipolla, carosello, origano, olio e gli ingredienti che cambiano da famiglia a famiglia.

C'è la cialledda calda.

C'è il pancotto, pen cuett.

Ci sono le bruschette, il pane tostato, i crostini, il pangrattato.

E ci sono tutti quegli usi domestici che probabilmente non hanno mai avuto bisogno di un nome perché erano semplicemente ciò che si faceva con il pane quando il pane non si buttava.

Questa parte della storia gastronomica mi interessa moltissimo perché rovescia completamente il nostro rapporto moderno con la freschezza.

Oggi trattiamo spesso il giorno dopo come una perdita di qualità.

La cucina contadina aveva imparato a trattarlo come un cambio di funzione.

Cialledda fredda.Media in preparazione

12 Dove comprarlo

Come riconoscere quello DOP quando lo compri

Per un turista questa è probabilmente una delle informazioni più utili di tutto l'articolo.

Non affidarti soltanto all'insegna, alla forma della pagnotta o al fatto che il forno si trovi ad Altamura.

Il Pane di Altamura DOP deve essere identificato attraverso gli elementi previsti per il prodotto certificato. Può essere confezionato con la relativa etichettatura oppure venduto senza involucro con l'apposito bollino che riporta la denominazione.

Poi c'è l'elenco degli operatori della filiera, pubblicato dal Consorzio Pane di Altamura DOP.

È il modo più semplice per verificare se un panificatore risulti tra quelli che producono Pane di Altamura DOP.

La domanda corretta da fare al banco è banalissima:

«Questo è Pane di Altamura DOP?»

Se la risposta è no, non significa che tu debba uscire.

Significa soltanto che stai per comprare un altro pane.

E magari sarà quello che ti piacerà di più.

Dove comprare il pane ad Altamura

Questa sezione sarà quella che cambierà più spesso.

Altamura ha molti panifici e io stesso ne ho provati diversi, ma non tutti. Non avrebbe senso fingere di possedere una classifica definitiva.

Quindi stabilisco tre regole.

La prima: questa non è una classifica.

La seconda: distinguerò sempre Pane di Altamura DOP e altri pani prodotti ad Altamura.

La terza: aggiornerò la lista quando avrò qualcosa di utile da aggiungere, non semplicemente un altro nome da inserire.

Se un panificio non compare, ci sono soltanto due possibilità: non l'ho ancora provato oppure l'ho provato ma non è entrato tra quelli che consiglierei.

Panifici di Altamura consigliati: selezione personale, non una classifica
PanificioProdottoDescrizionePerchéGoogle Maps
FortePane DOPUn sapore inconfondibile: saporito e profumato.È uno dei pani che riconosco subito per carattere e intensità.Apri in Google Maps la posizione di Forte (nuova scheda)
RusticoneMolto caratteristico e rustico: senti davvero il grano.Per me è perfetto con salumi, formaggi e carne cruda.
Pane normaleBuonissimo, pieno di mollica e molto umido.Perfetto da inzuppare. Per le bruschette preferisco farlo raffermare un po', perché appena comprato è troppo umido.
Integrale ai semi di linoProfumo e sapore fuori dal comune.Qui sono volutamente poco neutrale: per me è una vera e propria droga, crea dipendenza.
ScaleraPane normaleSentori straordinari: forno, legna, affumicatura.Ogni morso, per me, è un viaggio. Ha un profilo aromatico che ricordo immediatamente.Apri in Google Maps la posizione di Scalera (nuova scheda)
L'Oro degli DeiPane normaleUn pane straordinario, molto profumato.Perfetto per bruschette e taglieri di salumi e formaggi, ma soprattutto come pane da panino.Apri in Google Maps la posizione di L'Oro degli Dei (nuova scheda)
CiabattaUn panino tradizionale dal sapore unico.È tra i miei panini preferiti.
Voglia di PaneCiabattaPer me è il panino dalla forma più bella del mondo.Ha una forma che ti invoglia a mangiarlo ancora prima di assaggiarlo.Apri in Google Maps la posizione di Voglia di Pane (nuova scheda)
Panificio S. ChiaraPane normaleUn pane straordinario.Lo inserisco senza bisogno di molti giri: per me merita di stare nella lista.Apri in Google Maps la posizione di Panificio S. Chiara (nuova scheda)

Se il tuo obiettivo è semplicemente comprare la DOP, prima ancora delle mie preferenze controlla il bollino e chiedilo espressamente.

Ci sono panificatori altamurani che producono pani diversi dal Pane di Altamura DOP per scelta di farine, processo, forme o filosofia produttiva.

È esattamente la distinzione che sto cercando di rendere chiara dall'inizio: puoi entrare in un forno ad Altamura, mangiare un pane che ti entusiasma e non aver mangiato Pane di Altamura DOP.

E va benissimo così.

Questa sezione crescerà molto. Voglio tornare nei panifici, comprare i pani, fotografarli nello stesso modo, assaggiarli a distanza di ore e giorni e capire meglio cosa distingue davvero un produttore dall'altro.

Preferisco una lista incompleta ma utile a una lista completa e vuota.

DOP o non DOP: cosa dovrei scegliere?

Quello che stai cercando.

Se vuoi conoscere il prodotto tutelato, compra Pane di Altamura DOP e verifica che lo sia.

Se vuoi conoscere la cultura panificatoria contemporanea di Altamura, sarebbe assurdo fermarti lì.

Fai entrambe le cose.

Compra una DOP.

Poi entra in un panificio che lavora fuori dal disciplinare e chiedi che pane sta facendo, che farina usa e perché.

A quel punto la città smette di essere il luogo di un solo pane famoso e diventa qualcosa di più interessante:

un luogo che continua a produrre pane.

13 Non è una ricetta

Tradizione non significa che prima fosse tutto migliore

C'è una frase che compare inevitabilmente quando si parla di prodotti storici:

non è più quello di una volta.

Può essere vero.

Può essere falso.

Soprattutto, detta così non significa quasi nulla.

Quale volta?

Il 1980? Il 1950? Il 1900? Il pane delle famiglie? Quello dei primi panifici? Quello cotto in quale forno? Con quale grano? Macinato con quale sistema? Conservato come?

Il Pane di Altamura di oggi non può essere materialmente identico a quello di cento anni fa perché non è identico il mondo intorno a lui.

E non è necessariamente una cattiva notizia.

Abbiamo controlli igienici migliori, strumenti più precisi, conoscenze maggiori, possibilità di misurare umidità, temperature e processi. Abbiamo anche pressioni economiche diverse, volumi maggiori, distribuzione più lunga e consumatori con aspettative che i nostri bisnonni non avrebbero riconosciuto.

Il punto serio non è chiedere se il pane sia cambiato.

È chiedere cosa sia cambiato, perché e con quale effetto.

Questa è una delle domande che continuerò a inseguire negli aggiornamenti di questo articolo.

Il Pane di Altamura non è una ricetta

Alla fine di questo viaggio, almeno una cosa diventa chiara.

Possiamo scrivere gli ingredienti in quattro righe.

Semola rimacinata di grano duro.

Lievito madre.

Acqua.

Sale.

Ma il Pane di Altamura non è la somma di quelle quattro parole.

Se lo fosse, basterebbe replicare la ricetta in qualsiasi parte del mondo.

La DOP dice che conta la provenienza della materia prima.

La storia dice che contano un territorio e un'economia che hanno costruito quel modo di utilizzare il pane.

La tecnica dice che contano varietà, molitura, fermentazione, manipolazione e cottura.

La cucina dice che conta anche ciò che succede dopo il forno.

E il gusto ci ricorda che, alla fine, due persone possono mangiare la stessa fetta e non pensarla allo stesso modo.

Forse è questo il modo più corretto di raccontare un prodotto tradizionale.

Non trasformarlo in un monumento.

Capire perché esiste.

14 Domande frequenti

Domande frequenti sul Pane di Altamura

Qual è la differenza tra Pane di Altamura DOP e pane prodotto ad Altamura?

Il Pane di Altamura DOP è una denominazione protetta e può essere utilizzata soltanto per il prodotto realizzato nella filiera e secondo il disciplinare previsto. Un pane prodotto ad Altamura può utilizzare ricette, farine e metodi differenti ed essere eccellente, ma non per questo è Pane di Altamura DOP.

Il Pane di Altamura DOP è fatto solo con grano coltivato ad Altamura?

No. Il territorio previsto comprende Altamura, Gravina in Puglia, Poggiorsini, Spinazzola e Minervino Murge.

Quali varietà di grano si usano per il Pane di Altamura DOP?

Almeno l'80% della semola deve derivare, singolarmente o insieme, dalle cultivar Appulo, Arcangelo, Duilio e Simeto prodotte nel territorio delimitato. La quota restante può provenire da altre varietà di grano duro, sempre coltivate nello stesso territorio.

Il Pane di Altamura usa il lievito madre?

Sì. Il metodo della DOP prevede lievito madre o pasta acida e almeno tre rinnovi della massa fermentata prima dell'impasto.

Il Pane di Altamura deve essere cotto per forza nel forno a legna?

No. Il disciplinare prevede diverse configurazioni di forno. Nei forni a riscaldamento diretto usati per la DOP deve essere utilizzata legna di quercia.

Quali sono le forme tradizionali?

La forma alta e accavallata è chiamata sckuanète ed è caratterizzata dalle baciature ai fianchi. La forma bassa è chiamata a cappidd d'prèvte, “cappello di prete”, ed è senza baciature.

Quanto pesa un Pane di Altamura DOP?

Il disciplinare prevede una pezzatura non inferiore a 500 grammi.

Perché la mollica è gialla?

Il colore giallo paglierino è legato soprattutto all'impiego della semola rimacinata di grano duro e ai pigmenti naturalmente presenti nella materia prima. È anche una caratteristica richiesta dal disciplinare.

Il Pane di Altamura rimane morbido per una settimana?

Non nel senso di restare identico al primo giorno. Il pane rafferma e le sue caratteristiche sensoriali cambiano progressivamente. La durevolezza storica indica soprattutto la capacità di continuare a essere utilizzato come alimento per più giorni, anche attraverso preparazioni diverse.

Come si conserva?

Per un consumo di pochi giorni va protetto dall'essiccamento eccessivo senza intrappolare troppa umidità. È preferibile non affettare tutta la pagnotta in anticipo. Il frigorifero tende ad accelerare il raffermamento; per periodi più lunghi è spesso più utile congelare porzioni del pane.

Come riconosco quello DOP?

Non basta che sia stato comprato ad Altamura. Cerca la corretta identificazione del prodotto, il bollino o l'etichettatura DOP e, in caso di dubbio, verifica che il produttore faccia parte della filiera autorizzata.

Qual è il miglior panificio di Altamura?

Non ne indicherò uno. “Migliore” richiede sempre un criterio: DOP o non DOP, crosta, mollica, acidità, forma, freschezza, uso gastronomico, preferenza personale. In questo articolo costruirò nel tempo una guida ragionata ai panifici senza trasformarla in una classifica.

Aggiornamenti dell'articolo

22 ottobre 2026 — Prima pubblicazione.
Prima versione completa: storia, DOP, distinzione tra Pane di Altamura DOP e pane prodotto ad Altamura, territorio, materia prima, cultivar, semola, lievito madre, lavorazione, cottura, profilo sensoriale, raffermamento, conservazione, usi gastronomici e prima struttura della guida ai panifici.

Nei prossimi aggiornamenti aggiungerò visite sul campo, fotografie reali della filiera, una prova osservativa della stessa pagnotta a 0, 24, 48 e 72 ore, nuove schede dei panifici e testimonianze di agricoltori, molitori e fornai.